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MURALES MARADONA STORY

NAPOLI _ QUARTIERI SPAGNOLI
MURALES MARADONA STORY _ 1987 - 2026
Il murales storico di Maradona nei Quartieri Spagnoli di Napoli che si trova sulla facciata laterale di un palazzo in Via De Deo, il murales è stato la prima opera urbana dipinta in onore del calciatore argentino.
L’opera venne realizzata il 23 aprile 1990 e ritrae Diego Armando Maradona (Lanús, 1960 - Tigre, 2020), con la maglia numero 10 del Napoli, la storica maglia degli anni Ottanta, con lo sponsor Mars, sul petto lo scudetto appena vinto, quello del campionato 1989-1990, il secondo della storia della squadra partenopea, trasformandosi dopo la morte del campione argentino in un'icona laica ed in luogo di pellegrinaggio.

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PRIMO SCUDETTO 1987:
La storia delle Teste Matte e di Antonio Esposito, noto a tutti come "Bostik", rappresenta uno spaccato profondo di Napoli, dove il tifo organizzato si intreccia con il riscatto sociale dei Quartieri Spagnoli.
Il gruppo delle Teste Matte si è sempre distinto per un'attitudine anarchica e verace, specchio dell'anima dei Quartieri Spagnoli.
Antonio "Bostik" Esposito: Il Capo e il Custode
Antonio Esposito è una figura leggendaria del tifo napoletano, soprannominato "Bostik" (come la celebre colla) per la sua capacità di restare "attaccato" alla maglia e alla sua terra.
• Fondatore e Leader: Nel 1987, anno del primo storico scudetto del Napoli, Bostik fondò il gruppo ultras Teste Matte, che divenne in breve tempo la frangia più calda e anticonformista della Curva B.
• Il Legame con i Quartieri: Il quartier generale del gruppo era il Club Teste Matte in via Emanuele De Deo, proprio nel cuore dei Quartieri Spagnoli.
Bostik non era solo un capo ultras, ma un punto di riferimento per il quartiere, contribuendo a trasformare zone degradate in luoghi di aggregazione.
La "Processione" del 1987
L’episodio è uno dei momenti più iconici e teatrali della festa per il primo scudetto del Napoli nel 1987, un evento che mescolò gioia sportiva, cultura popolare e quel tipico sarcasmo partenopeo di cui Antonio "Bostik" Esposito e le sue Teste Matte furono registi assoluti.
Subito dopo la conquista matematica del titolo (il 10 maggio 1987), i Quartieri Spagnoli divennero il centro di una celebrazione senza precedenti. Bostik, con il carisma che lo ha sempre contraddistinto, organizzò una vera e propria processione funebre simbolica per sancire la "morte" sportiva delle avversarie storiche.
• Il Percorso: Il corteo partì dal cuore dei quartieri, precisamente da via Emanuele De Deo (dove oggi sorge il murale di Maradona), per snodarsi lungo via Toledo fino a raggiungere la monumentale Piazza Trieste e Trento.
• Le Bare: Furono realizzate diverse finte bare, ciascuna addobbata con i colori e i simboli delle grandi squadre della Serie A (Juventus, Milan, Inter, Roma). Ogni bara rappresentava il "trapasso" delle rivali, ormai sconfitte dal Napoli di Maradona.
• Il Rito: La sfilata non era solo una protesta o uno sberleffo, ma un pezzo di teatro di strada. C'erano persone travestite da preti che recitavano finti "de profundis" in napoletano e "vedove" che piangevano disperate sopra le bare delle squadre del Nord, il tutto accompagnato da migliaia di persone in festa.
Il Significato Culturale
Questo evento è passato alla storia come la massima espressione dell'ironia napoletana. In tutta la città apparvero scritte come "L'Italia è stata colpita da un grave lutto: si è classificata seconda" o i famosi manifesti funebri affissi sui muri che annunciavano la "morte" della Juventus.
Bostik e il gruppo Teste Matte, attraverso quella processione, diedero voce al sentimento di riscatto sociale di un intero quartiere e di una città che, attraverso il calcio, sentiva di aver finalmente "battuto" il potere sportivo ed economico del settentrione.
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SECONDO SCUDETTO 1990
LA NASCITA DEL MURALES:
Il Murales di Maradona dei quartieri spagnoli si trova sulla facciata laterale di un palazzo in Via Emanuele de Deo. I Quartieri Spagnoli sono una zona popolare e molto vissuta di Napoli, ricca di una grande tradizione. Fu dipinto su un palazzo di 6 piani il 23 aprile 1990 quando il Napoli vinse il secondo scudetto grazie anche alle prodezze di Diego Armando Maradona. Realizzato da Mario Filardi, un giovane artista locale, in pochi giorni e notti, con l'aiuto dei tifosi che illuminavano la facciata con i fari delle auto e raccoglievano fondi.
Filardi realizzò il grande ritratto di Maradona in due notti e tre giorni. E a disegno finito fu organizzata una grande festa con gli immancabili fuochi d’artificio. Il murale fu realizzato proprio per festeggiare il secondo scudetto del Napoli, per il quale il contributo di Maradona fu decisivo: per lui 16 gol in 28 partite, il più alto numero di reti che il “Pibe de Oro” ha segnato in un campionato fuori dall’Argentina, e anche la sua miglior media realizzativa con una squadra europea.
Autore dell’opera un artista di soli ventitré anni, Mario Filardi, poi scomparso nel 2010. E quella di Filardi è a sua volta una storia nella storia: artista per passione, nella vita faceva tutt’altro mestiere, dal momento che per tutta la vita girò il mondo. La Svizzera, Londra, Madrid, l’Australia, Francoforte, tuttavia, quando tornava a Napoli, amava armarsi di colori per dipingere. E lo ha fatto anche nella tarda primavera del 1990, quando Napoli era in festa per la vittoria del suo secondo scudetto.
Per tracciare il disegno, Filardi si era basato su una piccola fotografia di Maradona. “Era tifosissimo di Diego”, ha raccontato sua sorella Teresa “Quel murale è nato per onorare Maradona perché ci aveva fatto vincere due scudetti. Quando vincemmo il secondo scudetto, tutti i ragazzi tifosi del Napoli, capitanati da Bostik, vennero a chiamare Mario perché era bravo e gli chiesero di fare il disegno.
Lavorò per due notti e tre giorni, lo aiutarono tenendo i fari delle macchine accese per illuminare il muro mentre lui disegnava.
Stava su quell’impalcatura precaria e io stavo sotto a guardare, senza neppure riuscire ad andare a dormire, perché avevo paura che cadesse lui e gli cadesse tutto addosso”.
E si trattò di un’opera collettiva, perché alla realizzazione partecipò tutto il rione. Teresa Filardi racconta che c’erano persone che facevano compagnia a suo fratello Mario mentre dipingeva, altri che gli passavano il materiale e i tubi Innocenti, lei invece... gli preparava la merenda.
Un lavoro enorme eseguito in tempi estremamente rapidi per un artista appassionato, che di mestiere faceva altro.
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IL DECLINO:
Mario Filardi realizzò il Murales con vernici industriali che, nel tempo, hanno subito un forte degrado.
Già a partire dal 1998 l’immagine iniziò a sbiadirsi, soprattutto nella zona del viso. Inoltre, otto anni dopo l’inaugurazione dell’opera gli inquilini dell’appartamento aprirono una finestra proprio in corrispondeva del viso del calciatore. Non mancarono le proteste ma ila figura dipinta andò incontro ad un inevitabile rovina.
Divenne sbiadito e danneggiato, in parte a causa dell'apertura di una finestra sul volto nel 1998, un'azione che causò proteste ma segnò il destino dell'opera.
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LA RINASCITA (2016):
L’iniziativa di restaurare il dipinto arrivò da un artista, Salvatore Iodice, anche lui un ragazzo dei Quartieri Spagnoli, la sua bottega di falegname si trova proprio nel rione, che si propose alla famiglia Filardi per ridipingere il murale che ormai era quasi completamente svanito.
Iodice raccolse la somma necessaria per l’intervento, si fece aiutare anche dal Comune che fornì un carrello elevatore, ottenuti tutti i permessi del caso, decise quindi nel ridipingere l’opera di mantenersi quanto più fedele e rispettoso alla struttura compositiva dell’originale murales di Mario Filardi, riproponendo il Maradona in chiave fumettistica dell’opera originale. Nel ridare vita al Murales egli si limitò quindi a restituire colore al vecchio dipinto.
Salvatore Iodice prima di ridipingere il murales chiese alla madre di Filardi il permesso di ‘toccare’ l’opera del figlio scomparso pochi anni prima per restituire allo stesso quel suo piccolo primato di essere uno dei primi murales d’Italia così grandi dedicato ad un calciatore.
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IL VOLTO (2017):
Un ulteriore rifacimento fu compiuto a ottobre del 2017, quando il grande street artist argentino Francisco Bosoletti rifece di nuovo il volto del murale di Maradona, in quei giorni era ai Quartieri Spagnoli, ospitato dai residenti, per realizzare il Murales raffigurante "La pudicizia di Antonio Corradini, la statua dell’artista veneto che adornò la Cappella Sansevero, facendo scoprire alla gente una meraviglia della cultura napoletana che non tutti conoscevano. Il palazzo sul quale lo "street artist" ha operato, in via Emanuele De Deo, è situato proprio accanto a quello realizzato di Diego. L'argentino Francisco Bosoletti ridipinse il volto in modo più realistico. La "sua" testa di Maradona campeggia da oggi su quel palazzo, a chiusura del cerchio di una storia di passione tutta argentino-napoletana.
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LA MORTE DI DIEGO _ 25 11 2020
L'Omaggio Immortale: Il Cuore dei Quartieri
La scomparsa di Diego Armando Maradona ha trasformato il celebre murale di via Emanuele de Deo in un vero e proprio santuario laico. Quel luogo, da semplice angolo di street art, è diventato il fulcro di un pellegrinaggio universale:
• Un Altare a Cielo Aperto:
Migliaia di persone, tra cui leggende del calcio come José Mourinho, si sono recate in silenzio per deporre fiori, sciarpe e ricordi, rendendo onore all'uomo che ha dato voce e orgoglio a una città intera.
• Simbolo di Riscatto:
Per i Quartieri Spagnoli, l'omaggio a Diego non è stato solo un addio a un calciatore, ma la celebrazione di un legame indissolubile che trascende il tempo e lo sport.
• Identità Collettiva:
Quel largo è oggi il simbolo vivente di una memoria che non sbiadisce, dove il dolore per la perdita si trasforma ogni giorno in un atto di amore eterno per il "Re" di Napoli.
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EDICOLA VOTIVA PER DIEGO _ 08 02 2021
Bagno di folla oggi pomeriggio ai Quartieri Spagnoli per l'inaugurazione dell'edicola votiva dedicata a Maradona, presente anche il figlio napoletano Diego Junior.
Centinaia di tifosi e fan del grande campione argentino, scomparso prematuramente il 25 novembre scorso, si sono radunati in via Emanuele De Deo, dove è stata installata la cappella di Maradona, poco distante dal Murales dedicato al Pibe de Oro e dagli altri altarini già comparsi nei mesi scorsi.
Una vera e propria festa di piazza, con tanti selfie e perfino una torta dedicata al calciatore azzurro. Saltate le norme sul distanziamento sociale, mentre non tutti indossavano le mascherine e qualcuno ha abbassato la sua per le fotografie.
All'interno della teca di vetro dell'edicola votiva, intitolata a “Dios”, una foto di Maradona con cornice e due ali d'oro, e poi, su un piedistallo sorretto da due colonne tanti fiori bianchi e azzurri.
Alla base delle colonnine, invece, sono state deposte delle foto di Diego con le maglie del Napoli e dell'Argentina, un cero a anche un pallone di calcio, col quale, sperano i tifosi, il Pibe potrà continuare a fare magie dal cielo.
L'edicola è stata realizzata grazie all'autofinanziamento dei fan di Maradona.
Decine di tifosi hanno voluto essere presenti all'inaugurazione, per omaggiare il campione con questo nuovo tributo. Per festeggiare è stata aperta anche una torta, rigorosamente azzurra, con la scritta "Eternamente Dios".
Intanto, al Comune di Napoli si lavora per cercare di realizzare anche una statua che raffiguri Maradona da installare nello spiazzo antistante l'ex Stadio San Paolo, oggi dedicato al Pibe de Oro.
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DA MURALES A LARGO MARADONA _ 14 12 2021
Il passaggio dal murales (un'opera bidimensionale) al Largo Maradona (uno spazio tridimensionale vissuto dalla collettività) rappresenta una delle evoluzioni urbanistiche e sociali più affascinanti della Napoli contemporanea.
La rigenerazione urbana attraverso la street art non è un semplice atto decorativo, ma una vera e propria operazione di "chirurgia sociale".
Quando un artista interviene su un muro degradato o dimenticato, non sta solo stendendo colore: sta riscrivendo il destino di quel luogo.
Non si tratta solo di estetica, ma di una vera e propria trasformazione ontologica: l'arte che smette di essere "oggetto da guardare" e diventa "luogo in cui stare".
Il murales di Mario Filardi era un’icona confinata a una superficie piatta. Il concetto di Largo Maradona rompe questo confine:
L’opera si espande: La devozione ha "occupato" il vuoto stradale, trasformando l'asfalto e i vicoli circostanti in un'estensione del dipinto.
Architettura della Fede: Giuseppe Klain non ha aggiunto solo un quadro, ma ha "disegnato" lo spazio. Ha dato un ordine al caos, trasformando un incrocio di vicoli in un tempio a cielo aperto.
Se un quadro si osserva a distanza, uno spazio si attraversa e si abita:
L'Esperienza Immersiva: Entrare in Largo Maradona significa immergersi in un'opera d'arte totale. Non guardi più Diego; sei con Diego, circondato dalle sue reliquie, dai fiori e dalle scritte.
Socialità Urbana: Lo spazio è diventato un catalizzatore. Dove prima c'era solo transito, ora c'è sosta, incontro, preghiera e commercio. L'arte ha generato economia e comunità.
Il Quadro che si fa Piazza: L'Impronta non è un ritratto statico, ma un simbolo astratto che "veglia" sullo spazio. Funziona come una bussola che orienta il pellegrino, elevando il Largo da semplice piazzetta a santuario d'arte contemporanea.
Sacralità Laica: La trasformazione in "Largo" ha ufficializzato il rito. Il passaggio fisico attraverso lo spazio diventa un atto di devozione, rendendo tangibile ciò che prima era solo un'immagine.
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SABATO SANTO 2021
GIORNATA DI BENEFICENZA BENEFICENZA CON BUSTE DI ALIMENTI, DOLCI, SPUMANTE, CAFFE, PASTA, FARINA ED ALTRO, PIU' DI MILLE PASTI, PER UNA BUONA PASQUA NEL SEGNO DI DIEGO.
Il simbolo che unisce
Il Murales continua a generare vita reale. Così, durante la Pasqua del 2021, si genera un’iniziativa di solidarietà: distribuendo mille pacchi alimentari ai residenti dei Quartieri Spagnoli, compreso una maglia con l’Impronta di Diego stampata sul petto.
Se l’arte non nutre, non serve, Diego ha dato tutto a Napoli, La notizia fa il giro dei media nazionali.
Le immagini mostrano bambini con la maglia nera, famiglie con i pacchi in mano, e sullo sfondo l’Impronta che veglia su tutti.
È un momento di riscatto collettivo. L’arte è diventata pane e luce.
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TERZO SCUDETTO _ LA FESTA
4 maggio 2023 Napoli campione d’Italia
La capolista se ne va.
Largo Maradona Quartieri Spagnoli
Vivere il terzo scudetto a Largo Maradona non è stato semplicemente festeggiare una vittoria sportiva, è stato partecipare a un’epifania collettiva. Per mesi, quel piccolo slargo nel cuore dei Quartieri Spagnoli è stato il centro del mondo, un santuario dove il sacro e il profano si sono fusi in un abbraccio azzurro lungo trentatré anni.
L’aria era densa, quasi solida. Già settimane prima del verdetto matematico, il Largo si era trasformato in una foresta di nastri e bandiere che filtravano la luce del sole, colorando ogni cosa di un turchese onirico. Non c’era turista o residente che non passasse di lì per lasciare un fiore, un cero o un pensiero ai piedi del murale di Diego, come a voler rassicurare il "Padre del Napoli" che il cerchio si stava finalmente chiudendo.
Poi, al momento del fischio finale, l’esplosione. Non è stato solo rumore, è stato un boato che ha fatto vibrare i palazzi antichi, un urlo liberatorio che ha spazzato via decenni di attesa e scaramanzia. Il Largo è diventato un tappeto umano: persone arrampicate sui balconi, fumogeni che rendevano l'atmosfera simile a un sogno a occhi aperti e pianti che si mescolavano ai sorrisi.
Chi c’era racconta di una sensazione di fratellanza assoluta. Sconosciuti che si stringevano forte, nonni che portavano i nipoti sulle spalle per mostrare loro "il luogo della promessa mantenuta", e quella strana, bellissima sensazione che Diego, dall'alto di quella parete, stesse sorridendo insieme a tutta la città. È stato un Carnevale dell'anima, un rito di appartenenza che ha trasformato Largo Maradona nell'altare di una gioia che Napoli non dimenticherà mai più.
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QUARTO SCUDETTO _ AG4IN
23 maggio 2025 Napoli campione d’Italia
Largo Maradona Quartieri Spagnoli
VImmaginare il quarto scudetto a Largo Maradona significa proiettarsi in una dimensione nuova: se il terzo è stato quello della liberazione e del debito saldato con la storia, il quarto è quello della consapevolezza.
Largo Maradona non è più solo un luogo di pellegrinaggio per nostalgici, ma il quartier generale di una città che ha imparato di nuovo a vincere. Questa volta, l’attesa non è stata segnata dall’ansia dei trentatré anni di digiuno, ma da una gioia orgogliosa e quasi spavalda. Le bandiere che si intrecciano sopra i vicoli dei Quartieri Spagnoli non sembrano più ex-voto, ma vessilli di una dinastia che si è ripresa il suo posto sul trono d’Italia.
Sotto lo sguardo immutabile di Diego, la festa del quarto titolo è un’esplosione di continuità. La folla che riempie lo slargo è un mix generazionale perfetto: ci sono i ragazzi che hanno visto il terzo da bambini e che ora guidano i cori con la sicurezza di chi considera la vittoria una felice abitudine, e ci sono i vecchi tifosi che sorridono sornioni, godendosi il lusso di non dover più soffrire per decenni.
L’atmosfera è meno mistica e più elettrica. Il fumo azzurro dei fumogeni avvolge il murale in una nebbia che sa di gloria moderna. Non si guarda più solo al passato; al fianco dell'immagine di Maradona, spuntano i volti dei nuovi eroi, i nuovi simboli di una Napoli che ha smesso di essere "vittima" della sorte per diventare padrona del proprio destino.
A Largo Maradona, il quarto scudetto si festeggia come una conferma: Napoli non è più una sorpresa, ma una splendida costante. E mentre i tappi di spumante saltano e i tamburi battono il ritmo del cuore della città, resta quella sensazione dolcissima che, tra un titolo e l'altro, il legame tra la gente e quel pezzo di muro non farà che farsi più stretto, rendendo ogni nuova vittoria un capitolo di una leggenda che non ha nessuna intenzione di finire..
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2026 RESTYLING LARGO MARADONA
GK _ PROJECT
IL PROGETTO GK10 (2026): Il Restyling di Giuseppe Klain
Il 2026 segnerà una nuova fase per Largo Maradona, uno dei luoghi più iconici della città: il Comune di Napoli ha approvato il progetto di riqualificazione dell’area, promosso dall’Amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi, che porterà a un profondo restyling del cosiddetto “Santuario laico” dei Quartieri Spagnoli.
ll progetto, denominato GK10, è ideato e curato da Giuseppe Klain e si configura come un intervento di rigenerazione urbana che va oltre la semplice conservazione del murale dedicato a Diego Armando Maradona. L’obiettivo è quello di trasformare l’area in uno spazio urbano strutturato, accessibile e integrato nel tessuto cittadino, capace di accogliere residenti, tifosi e visitatori provenienti da tutto il mondo. Un ruolo centrale nella storia del sito continua a essere quello di Antonio Esposito, detto “Bostik”, che negli anni ha custodito e alimentato la memoria di Maradona, contribuendo a rendere Largo Maradona un punto di riferimento simbolico per Napoli e per il calcio internazionale.
Determinante per la realizzazione dell’intervento è anche il contributo di IDIR SPA, della famiglia Monzeglio (Sergio, Emanuele e Alessandro), che sponsorizza i lavori di ristrutturazione. L’operazione rappresenta un esempio di collaborazione tra pubblico e privato, finalizzata alla valorizzazione di un luogo identitario della città.
«Il progetto GK10 nasce dal rispetto profondo per un luogo che non è solo spazio urbano, ma memoria collettiva», ha dichiarato Giuseppe Klain, sottolineando come il sostegno dei privati possa affiancare le istituzioni «nella tutela e nella rigenerazione dei luoghi simbolo, nel rispetto della loro identità».
Tra gli obiettivi principali del restyling c’è la riqualificazione dello spazio urbano antistante il murale, che sarà trasformato in una piazza organizzata e più fruibile. L’intervento punta, inoltre, alla creazione di un museo diffuso a cielo aperto, capace di coniugare decoro urbano e cultura popolare. L'operazione prevede anche una forte integrazione tra memoria storica e linguaggi contemporanei, con nuovi elementi architettonici, materiali moderni e un rinnovato sistema di illuminazione, pensati per valorizzare il murale e l’intera area dei Quartieri Spagnoli.
Largo Maradona è destinato inoltre a diventare un hub culturale connesso a livello internazionale, grazie a installazioni multimediali che collegheranno simbolicamente il sito ai fan di Maradona in tutto il mondo. Particolare attenzione sarà riservata ai temi della sostenibilità e della vivibilità, con soluzioni progettuali pensate per rispettare la quotidianità dei residenti e garantire un equilibrio tra flussi turistici e vita di quartiere.
Con l’approvazione del progetto GK10, Largo Maradona si prepara così a diventare il fulcro di un’area urbana rigenerata, simbolo di una Napoli che investe sulla propria memoria per costruire il futuro.
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